

Ventiquattro.

La crisi dell'impero asburgico.
L'espansionismo e l'assolutismo.
dell'impero zarista.


89. L'istituzione della doppia monarchia austro-ungarica.

Da: P. Verley, in Storia Universale, ventisettesimo, Feltrinelli,
Milano, 1975.

Il problema delle minoranze etniche, soprattutto di quella
ungherese, che indeboliva la compattezza dell'impero asburgico, fu
parzialmente risolto nel 1867, all'indomani della sconfitta
austriaca nella guerra con la Prussia. L'impero fu suddiviso in
due veri e propri stati, separati dal fiume Leitha, affluente del
Danubio, con una propria costituzione ed un proprio parlamento.
L'imperatore Francesco Giusepppe diventava imperatore d'Austria e
re d'Ungheria; egli nominava i ministri comuni degli esteri, della
guerra e delle finanze. Nel primo stato, detto Cisleitania e
comprendente l'Austria, prevaleva la popolazione di lingua
tedesca, ma vi erano forti minoranze ceche e polacche; nel
secondo, chiamato Transleitania, quella magiara dominava su
consistenti minoranze di ruteni, serbo-croati, tedeschi e
slovacchi. Come afferma in questo brano lo storico francese Paul
Verley, l'istituzione della doppia monarchia non risolse
certamente la questione delle nazionalit all'interno dell'impero,
ma serv solamente a rinviarne di mezzo secolo la potenzialit
disgregatrice.


La Patente del febbraio 1861 [con la quale l'imperatore Francesco
Giuseppe aveva concesso una rappresentanza puramente simbolica
alle varie nazionalit del suo impero, duramente rifiutata dagli
ungheresi] era stata un insuccesso. Fin dall'inizio del 1865
Francesco Giuseppe pens pertanto a una soluzione dualistica del
problema delle nazionalit soggette, ossia a un'intesa con gli
Ungheresi per continuare a contenere gli Slavi [diversi per lingua
e cultura dai primi]. Egli entr in relazione con i magnati
ungheresi, con personalit rappresentative; all'Ungheria fu tolto
lo stato d'assedio [imposto dopo il rifiuto della Patente] e la
Dieta, in cui aveva la maggioranza il capo del partito liberale,
Dek, pot tornare a riunirsi. Furono avviati negoziati fra il
governo austriaco e la Dieta ungherese al fine di pervenire a un
nuovo statuto che riconoscesse la Costituzione ungherese del 1848.
I negoziati si impantanarono allora in dettagli procedurali; solo
la guerra austro-prussiana, mettendo il governo austriaco in una
situazione di inferiorit, ne acceler la conclusione. I liberali
si erano rifiutati di aderire all'appello di Bismarck, che voleva
far sollevare gli Ungheresi contro Francesco Giuseppe, e se
l'Ungheria non forn un solo soldato all'esercito imperiale,
almeno non sfrutt la situazione, forse per timore di dare
l'esempio alle altre nazionalit dell'impero, avviando cos un
processo di disintegrazione. Quindici giorni dopo Sadowa [dove gli
austriaci furono sconfitti dai prussiani], Francesco Giuseppe
chiam Dek a Vienna e accett il suo piano. Il compromesso del 17
febbraio 1867 defin un nuovo dualismo, che and molto oltre
quello della Prammatica Sanzione [le cui risoluzioni del 1713,
tendenti a stabilire nell'impero una linea di successione anche
per via femminile, furono approvati dalla dieta ungherese nel
1723].
La monarchia asburgica era ora divisa non pi in due parti bens
in due Stati distinti ed eguali, la Cisleitania (Austria, Galizia,
Boemia, Moravia, Bucovina, Dalmazia) e la Transleitania (Ungheria,
Transilvania, Slovacchia, Croazia), separate dal corso del fiume
Leitha. I due Stati erano monarchie costituzionali; le loro
costituzioni erano diverse pur presentando numerose somiglianze:
in entrambi i casi il potere legislativo era esercitato da due
Camere, una Camera dei Signori, o dei Magnati, composta da membri
ereditari o nominati a vita dal sovrano, e una Camera dei
Rappresentanti eletti in base a un suffragio censitario assai
restrittivo.
Un legame pi stretto era nondimeno previsto fra i due Stati a
causa dell'esistenza di interessi politici ed economici comuni.
Essi condividevano pertanto tre ministeri: quello degli Esteri,
che rappresentava la monarchia austro-ungarica, quello della
Guerra e quello delle Finanze, che disponeva di risorse messe a
disposizione per il 70% dall'Austria e per il 30% dall'Ungheria. I
tre ministri comuni erano nominati e revocabili dall'imperatore;
due delegazioni parlamentari erano incaricate di controllarli.
Infine un accordo temporaneo di dieci anni, rinnovabile, regolava
i problemi economici comuni: dogane, ferrovie, moneta.
Questo compromesso avrebbe consentito alla monarchia austro-
ungarica di rinviare di mezzo secolo il momento della sua
disintegrazione. Esso consist in una spartizione delle minoranze
slave fra le due nazionalit pi numerose, ma, all'interno di ogni
Stato, si sarebbero nuovamente posti gli stessi problemi delle
nazionalit. La Cisleitania comprendeva un 35% di Tedeschi, i
quali cercavano di dominare un 23% di Cechi, un 15% di Polacchi,
un 14% di Ruteni, un 8,5% di Slavi del Sud, un 3% di Italiani e un
1% di Rumeni. La Transleitania riuniva circa un 40% di Magiari, i
quali cercavano di dominare un 15% di Rumeni, un 15% di Serbo-
Croati, un 12% di Tedeschi, un 11% di Slovacchi, un 2% di Ruteni,
oltre a Bulgari e Israeliti. La situazione della Transleitania era
indubbiamente pi forte di quella della Cisleitania, in quanto
nessuna delle sue minoranze nazionali aveva dimensioni sufficienti
per potersi opporre a un governo centralizzato. Nella Cisleitania,
al contrario, i Cechi rappresentavano un raggruppamento coerente e
forte e occupavano una fra le parti economicamente sviluppate
dell'impero; il governo di Vienna avrebbe pertanto dovuto far loro
concessioni, come il bilinguismo ufficiale in Boemia e la
partecipazione del Cancelliere reale della Boemia a ogni ministero
della Cisleitania.
La monarchia austro-ungarica aveva dunque evitato il peggio nel
1866-1867, ma i problemi fondamentali erano stati solo
procrastinati. Se la monarchia, nel 1867, appariva rafforzata,
essa non apparteneva ormai pi all'Europa occidentale bens
all'Europa balcanica.
